Vignaioli Piemontesi, Gennaio 2002
 

 
 

Contro la grandine, ieri i ceri, oggi i cannoni

 
 


"Molto rumore per nulla". Questo era il titolo di un articolo comparso alcuni anni fa su una delle più importanti riviste agricole italiane, in cui si analizzavano i risultati dei cannoni antigrandine. Eppure, dopo alcuni anni di oblio, ecco rispuntare i cannoni ad "onda d'urto". Li hanno installati alcuni Comuni delle Langhe e del Roero. Ho scritto tempo fa in un articolo su "Barolo & co." che gran parte della nostra viticoltura vive ancora una fase pre-galileiana (cioè prima di Galileo, quando “la terra gira intorno al sole, ma papa Urbano VIII non lo vuole”): eccone un'altra dimostrazione. Quali prove scientifiche vengono portate dalla premiata fabbrica di cannoni? Nessuna, salvo scrivere nel depliant che i risultati sono avvalorati da esperti "metereologi" (scritto proprio così). E mi si spieghi allora quanto segue: le nubi grandinigene si sviluppano in altezza tra i 3000 e i 10000 metri, e sono percorse da fortissime correnti, ascensionali e turbolente. Qualcuno ha misurato, a quella altezza, non dico l'efficacia antigrandine, ma almeno la forza di impatto di un'onda d'urto sparata dal suolo? E se sparassimo in orizzontale, da una collina all'altra, a distanza di dieci chilometri, pensate che si sentirebbe almeno arrivare un po' di vento? Cosa dicono i non meglio identificati "esperti metereologi"?
Ma la premiata ditta cannoniera ammette che, nel caso di eventi distruttivi, causati da nubi molto stratificate, anche il cannone è impotente, mentre funziona nel caso delle tempeste meno violente e comunque ne riduce molto la potenza. Molto astuto. Se grandina molto, si potrà sempre dire che le nubi erano troppo spesse: e se grandina poco, si potrà chiedersi cosa poteva succedere di peggio, se non ci fosse stato il cannone.
Mi si obietta che c'è un Comune che ha installato i cannoni anni fa e non ha più visto grandine. Cosa posso dire? C'è anche chi aveva una Panda rossa e ha vinto sessanta miliardi al superenalotto, ma non è detto che tra le due cose ci sia una relazione.
Più di un anno fa, invitati ad una riunione, non ci siamo schierati, dichiarandoci incompetenti, e abbiamo modestamente suggerito di richiedere un parere tecnico al servizio agrometeorologico della Regione Piemonte o ad altri esperti di meteorologia (non metereologia). Chiedere agli esperti? Che assurdità. Non credono al valore delle candele accese nella prevenzione delle catastrofi, negano che scavare buchi nel letto dei fiumi eviti le alluvioni, bocciano le pezzuole del Professor Di Bella per guarire il cancro, e, infine, non amano i cannoni, almeno in tempo di pace. Hanno interessi inconfessabili da difendere. Quali, non è chiaro. Ma il parere di un esperto è arrivato ugualmente, in un recente incontro organizzato a Lagnasco da Asprofrut e Coldiretti: il Dottor Welschen della Chambre d’Agriculture di Sisteron ha riferito i risultati di uno studio effettuato in Francia. Le sue conclusioni sono che il cannone antigrandine altro non è che “un gigantesco, rumoroso e inutile bidone, che non ferma la grandine”. Del suo intervento una sola frase voglio ancora riportare: “Da noi vige una regola che impone che le apparecchiature finanziate con denaro pubblico siano omologate da organismi che ne testano l’efficacia”. Da noi invece no, Dottor Welschen: le paure, le speranze, insomma le emozioni, bastano e avanzano.
 

 
 

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