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"Molto rumore per nulla". Questo era il titolo
di un articolo comparso alcuni anni fa su una delle più importanti riviste
agricole italiane, in cui si analizzavano i risultati dei cannoni
antigrandine. Eppure, dopo alcuni anni di oblio, ecco rispuntare i cannoni
ad "onda d'urto". Li hanno installati alcuni Comuni delle Langhe e del
Roero. Ho scritto tempo fa in un articolo su "Barolo & co." che gran parte
della nostra viticoltura vive ancora una fase pre-galileiana (cioè prima di
Galileo, quando “la terra gira intorno al sole, ma papa Urbano VIII non lo
vuole”): eccone un'altra dimostrazione. Quali prove scientifiche vengono
portate dalla premiata fabbrica di cannoni? Nessuna, salvo scrivere nel
depliant che i risultati sono avvalorati da esperti "metereologi" (scritto
proprio così). E mi si spieghi allora quanto segue: le nubi grandinigene si
sviluppano in altezza tra i 3000 e i 10000 metri, e sono percorse da
fortissime correnti, ascensionali e turbolente. Qualcuno ha misurato, a
quella altezza, non dico l'efficacia antigrandine, ma almeno la forza di
impatto di un'onda d'urto sparata dal suolo? E se sparassimo in orizzontale,
da una collina all'altra, a distanza di dieci chilometri, pensate che si
sentirebbe almeno arrivare un po' di vento? Cosa dicono i non meglio
identificati "esperti metereologi"?
Ma la premiata ditta cannoniera ammette che, nel caso di eventi distruttivi,
causati da nubi molto stratificate, anche il cannone è impotente, mentre
funziona nel caso delle tempeste meno violente e comunque ne riduce molto la
potenza. Molto astuto. Se grandina molto, si potrà sempre dire che le nubi
erano troppo spesse: e se grandina poco, si potrà chiedersi cosa poteva
succedere di peggio, se non ci fosse stato il cannone.
Mi si obietta che c'è un Comune che ha installato i cannoni anni fa e non ha
più visto grandine. Cosa posso dire? C'è anche chi aveva una Panda rossa e
ha vinto sessanta miliardi al superenalotto, ma non è detto che tra le due
cose ci sia una relazione.
Più di un anno fa, invitati ad una riunione, non ci siamo schierati,
dichiarandoci incompetenti, e abbiamo modestamente suggerito di richiedere
un parere tecnico al servizio agrometeorologico della Regione Piemonte o ad
altri esperti di meteorologia (non metereologia). Chiedere agli esperti? Che
assurdità. Non credono al valore delle candele accese nella prevenzione
delle catastrofi, negano che scavare buchi nel letto dei fiumi eviti le
alluvioni, bocciano le pezzuole del Professor Di Bella per guarire il
cancro, e, infine, non amano i cannoni, almeno in tempo di pace. Hanno
interessi inconfessabili da difendere. Quali, non è chiaro. Ma il parere di
un esperto è arrivato ugualmente, in un recente incontro organizzato a
Lagnasco da Asprofrut e Coldiretti: il Dottor Welschen della Chambre d’Agriculture
di Sisteron ha riferito i risultati di uno studio effettuato in Francia. Le
sue conclusioni sono che il cannone antigrandine altro non è che “un
gigantesco, rumoroso e inutile bidone, che non ferma la grandine”. Del suo
intervento una sola frase voglio ancora riportare: “Da noi vige una regola
che impone che le apparecchiature finanziate con denaro pubblico siano
omologate da organismi che ne testano l’efficacia”. Da noi invece no, Dottor
Welschen: le paure, le speranze, insomma le emozioni, bastano e avanzano.
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