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Quelli della carta ruvida
Evitiamo la falsa modestia: MilleVigne è il periodico specializzato più diffuso presso le aziende del settore vitivinicolo. Questo risultato è in parte una conseguenza della sua natura istituzionale, in quanto organo di stampa di UNAVINI, il che già lo porta a casa di 15000 lettori senza ulteriori sforzi; in parte osiamo sperare che sarà amplificato da un numero di abbonati che, nell’arco di qualche tempo, si attesterà anche esso sulle cinque cifre. Con questo obiettivo abbiamo stabilito un costo di abbonamento annuo di venti euro, accessibile a tutti i viticoltori. Dieci distributori di MilleVigne “free press”, cioè di copie gratuite, sono già in funzione presso alcuni istituti agrari e università italiane, altri seguiranno, perché vogliamo essere presenti là dove si formano le nuove classi dirigenti. Alla base di questa politica editoriale ci sono due elementi: primo, partiamo da numeri alti grazie alla natura associativa di UNAVINI e all’esperienza di Vignaioli Piemontesi, che trasferisce sulla nuova testata la stragrande maggioranza dei suoi abbonati e, ci auguriamo, l’interesse dei suoi qualificati sponsor, che possono ora contare su un numero più ampio di contatti a livello nazionale; secondo, la nostra è un’impresa che, cosa oggi piuttosto curiosa, non ha scopo di profitto. Amici autorevoli hanno mandato consigli e messaggi di augurio per questa nuova avventura editoriale, altri lo stanno facendo. Carlo Macchi parla di “carta ruvida” come elemento che ci distingue da altre autorevoli testate. Rivendichiamo con orgoglio la dignità della carta “ruvida” (che poi tanto ruvida non è), del formato tabloid, di una redazione che attinge al volontariato dei tecnici e dei funzionari delle organizzazioni regionali, come alcuni dei fattori che ci permettono di tenere alto il rapporto tra qualità e prezzo. E’ quanto ci chiedono i nostri lettori, soprattutto quelli “contadini”, che sono la maggioranza. Contadino. Vignaiolo. Parole difficili da usare negli anni sessanta, settanta, primi anni ottanta. Mestiere da fuggire, mestiere senza futuro. Oggi almeno la dignità è salva: nessuno più si vergogna di esserlo, anzi conosciamo molti che si vantano vignaioli, e non lo sono. “Braccia rubate all’agricoltura” si diceva un tempo di chi occupa una posizione lavorativa che non è in grado di svolgere, come se l’agricoltura fosse il risultato di uno stadio primitivo dell’intelligenza. E’ vero esattamente il contrario: essendo l’agricoltura la prima attività stanziale dell’uomo che abbandonò il nomadismo, è anche, matematicamente, quella che nel corso dei millenni ha accumulato il più vasto patrimonio di conoscenze. Il “contadino” è oggi, ancor più di ieri, un uomo dalle capacità molteplici: oltre ai mestieri della campagna l’abbiamo visto spesso fare il meccanico, il muratore, l’imbianchino, il falegname. Oggi lo vediamo usare il computer, il cellulare, le consolle elettroniche dei trattori moderni: e leggere, perché nessuno più pensa di poter gestire un’impresa moderna senza l’informazione. E se da un lato ci chiediamo, ancor più di ieri, quante ore abbia la sua giornata, e quante giornate il suo anno, e pensiamo con ammirazione alla passione che mette in ciascuna di quelle ore, dall’altro non possiamo che esortarlo a non sacrificare mai quella che sembra sempre l’ultima cosa della lista, l’informazione: perché, in una competizione sempre più serrata, è proprio lì che si gioca buona parte della partita. Ormai non è chi lavora di più, ma chi sa di più che batte chi sa di meno. Questo è lo spirito che anima questa impresa editoriale, e che si materializza, appunto, su questa carta “ruvida”. |
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