Il silenzio del Barolo

Millevigne

Blog su Millevigne, 2010

La presentazione ad Alba di un libro dedicato ai 75 anni del Consorzio di Tutela del Barolo, Barbaresco e Vini d’Alba, Langhe e Roero, in una sala invero semivuota, ha fornito all’ex presidente Claudio Rosso l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. In particolare ha spiegato che, da presidente, incrementò l’attività di comunicazione attraverso un incarico di ufficio stampa ed alcune altre iniziative, riuscendo però solo in parte nel suo intento, per la contrarietà di una parte dei produttori, segnatamente i maggiori imbottigliatori, ad investire in comunicazione istituzionale. Tra queste iniziative ricordiamo il Centro Servizi per l’Enoturista denominato Piemonte Onwine a sua volta collegato con l’Associazione “Colline di qualità” che mette in rete tutte le principali istituzioni territoriali del turismo e dell’enogastronomia, realizzando un’alleanza strategica che ha pochi eguali altrove. Il consorzio inoltre grazie a fondi psr ha rinnovato il suo sito internet, finalmente sotto un dominio proprio, www.langhe.it, prima era un “sottodominio” dell’associazione albeisa (!!! E meno male che l’Albeisa esiste e organizza almeno un grande evento, Nebbiolo Prima) fornendo informazioni in tre lingue sulle principali denominazione e l’ottima visualizzazione cartografica delle “vigne” del Barolo e del Barbaresco, frutto del lavoro fatto a suo tempo per le “menzioni aggiuntive”. 
Con la nuova presidenza, quella di Pietro Ratti, secondo Rosso il partito dei “contrari” a un’attività istituzionale consortile che non si riduca a quella di mero ufficio tecnico ha preso il sopravvento, per cui anche le iniziative avviate sono a rischio. Le motivazioni principali di questa mancanza sono, secondo Rosso, due: la contrarietà della maggioranza delle aziende ad autotassarsi per una quota su ogni bottiglia prodotta per azioni di comunicazione collettiva; il timore da parte di alcuni imbottigliatori che un’attività a sostegno della denominazione (Barolo e Barbaresco in particolare), aumentando la curiosità dei consumatori possa favorire loro concorrenti, in particolare le imprese più piccole, ed erodere le loro quote di mercato. 
E’ un’accusa pesante per i “négociant” del Barolo. A Bordeaux il Consiglio Interprofessionale stampava una newsletter patinata per i consumatori e i turisti già trenta anni fa; il Consorzio del Barolo ancora oggi fa solo una circolare ad uso interno. 
Al recente “Boroli Wine Forum” Antonio Galloni, collaboratore di “The Wine Advocate” la creatura del potentissimo critico americano Robert Parker, ha detto: “il Barolo è il più grande vino italiano, ma se lo confrontiamo con il Brunello di Montalcino abbiamo, di là, un Consorzio che fa moltissime iniziative di comunicazione sul mercato americano; io so che esiste un Consorzio del Barolo, ma non ne sento mai parlare”. Ernesto Abbona della cantina Marchesi di Barolo ha replicato che il Consorzio si occupa della tutela e se ne occupa bene, mentre il Consorzio del Brunello, stando alle recenti e note vicende, non parrebbe aver svolto al meglio questo compito primario, forse troppo distratto da altre attività. Stoccata facile. Resta il fatto che, tra i molti comunicati stampa che la nostra redazione riceve, scarseggiano quelli relativi ai vini tutelati dal Consorzio. A dirla tutta questo vale un po’ per tutti i vini del Piemonte, una regione che comunica poco in generale. Fanno parziale eccezione il Consorzio dell’Asti e poche altre realtà, istituzionali e private. Tra queste spiccano sempre più gruppi di piccole aziende che hanno imparato a collaborare a beneficio del territorio, ad esempio alcuni produttori di Dogliani che hanno messo in campo alcune belle iniziative in collaborazione con la locale Bottega del Vino (come la recente degustazione e mostra fotografica "Dogliani, Dolcetto e Sogni" a Brera). Intanto anche la Regione Piemonte, sempre più a corto di risorse, impugna la scure: azzeramento dei fondi per la promozione alle enoteche regionali (alcune delle quali sono tra le poche istituzioni a comunicare efficacemente), sostituzione di “Anteprima Vendemmia”, da molti anni il più importante momento istituzionale di comunicazione sul vino con una sobria conferenza stampa, dove non abbiamo notato giornalisti non piemontesi, revisione al ribasso dei programmi fieristici, eccetera eccetera. 
Dal piccolo osservatorio della nostra redazione parrebbe che a comunicare in modo più moderno ed efficace oggi siano Toscana, Veneto, Trentino ed Emilia Romagna, considerando il complesso pubbblico-privato. 
Leggo i dati sulla ripresa delle esportazioni di vino italiano nel primo semestre 2010 secondo Assoenologi, e noto: Toscana +13,6; Veneto +11,4; Emilia-Romagna +10,4, Piemonte +0,6. E mi chiedo, appunto, se sia un caso. Ma che dico? Vedo scorrere in televisione belle immagini di vigneti delle Langhe… Una cantina? … Il Consorzio? … La Regione Piemonte? No, è la Fondazione Ferrero, che pubblicizza la mostra sui paesaggi del pittore Morandi ad Alba, presso la Fondazione stessa. Ingresso gratuito. Che mondo sarebbe, senza Nutella?